Uruguay, Tabarez: “Sarà tutta la squadra a marcare Ronaldo”

Uruguay, Tabarez: “Sarà tutta la squadra a marcare Ronaldo”

30/06/2018 0 Di redazione

SOCHI – No, non sarà Uruguay contro Cristiano Ronaldo, spiega Oscar Tabarez, ed è la maniera migliore per dire che la sua Nazionale si sente davvero vicina ai quarti di finale del Mondiale. Il ct della Celeste cita un aneddoto, la semifinale del ’54 con l’Ungheria: “C’era un giornalista italiano al quale il capitano ungherese raccontò la seguente cosa: ho giocato contro Schiaffino e ho perso largamente il duello, però la partita l’abbiamo vinta noi. Il Portogallo è una squadra ed è campione d’Europa. La realtà della partita la decidono i giocatori. Non è semplice, ma non perdiamo tempo a immaginare come può essere la sfida contro Cristiano, non ci farà perdere il sonno”. Non ci sarà una marcatura ad personam: “Lui è nell’élite, ma non lo marcherà Godin, nel senso che non lo marcherà uno solo: sarà una marcatura collettiva, siamo un gruppo”.

La fiducia nella squadra è notevole: “Non vogliamo avere rimorsi sulla coscienza. Loro sono campioni d’Europa, ma senza immodestia abbiamo le nostre carte: giochiamo bene in questo momento e stiamo insieme da due anni, ci conosciamo alla perfezione. Siamo più vicini di sempre a quello che vogliamo, sappiamo che cosa vogliamo, sappiamo che cosa dobbiamo fare in campo”. Non perderà il sonno, ripete: “Io sono abituato a concentrarmi sulle cose essenziali, cerchiamo di non farci condizionare dalle cose esterne o dalle statistiche: le statistiche non vanno in campo. Dobbiamo controllare molto le emozioni. Ho ventitrè giocatori tutti a disposizione: stanno bene da ogni punto di vista, non solo fisicamente, anche mentalmente. Se sarà una partita noiosa perché gli attaccanti verranno annullati da una parte e dall’altra? Io non so che tipo di partita sarà. Ma se fosse una partita noiosa e vincessimo, la festeggerei”.

Ovviamente, poi, c’è l’imponderabile: “Una volta Bilardo disse: il calcio è di cristallo. Uno prepara la partita alla perfezione, poi magari il bambino piange e l’attaccante non chiude occhio per tutta la notte oppure litiga con la moglie. Di sicuro la difficoltà della partita è una motivazione enorme per noi: è meraviglioso poterla giocare”. Anche perché, conclude Tabarez, c’è un filo generazionale che restituisce alla Celeste la propria tradizione, legandola alla vittoria del 1950 al Maracanà: basta con l’idea che l’Uruguay sia una squadra difensiva, che picchia: “Per anni siamo stati prigionieri dell’idea che arrivare secondi non servisse a niente e che si dovesse vincere in qualunque modo. Adesso c’è questo filo che ci unisce alla nostra storia, l’Uruguay gioca e gioca bene. La pianificazione della partita a eliminazione diretta è la stessa di qualsiasi partita, questi giocatori hanno esperienza. È la grande festa del calcio mondiale: godiamocela”.

SUAREZ IN FORMA – La coppia con Cavani è il punto di forza della Celeste: “Ci conosciamo da tanti anni, dalle giovanili. Qui lottiamo per la stessa maglia, è la nostra priorità”. Sebbene fosse già qualificata e potesse in un certo senso scegliere la parte migliore del tabellone, con la Russia la squadra ha giocato per vincere e ci è riuscita: “Non abbiamo speculato, anche perché per cercare di vincere il Mondiale devi provare a battere tutti. Dobbiamo vivere il presente. La rivalità con Cristiano qui è diversa dalla Liga, da Real-Barcellona: ognuno gioca per il proprio Paese”.

Suarez è cresciuto atleticamente: “Mi sento in forma, fisicamente e mentalmente: molto meglio che nelle prime partite, io sono uno molto esigente con se stesso. Non c’è bisogno di grandi motivazioni speciali, è un ottavo di finale del Mondiale. Dobbiamo goderci questa partita. Pepe ha giocato al massimo nel Real, siamo consapevoli che la partita non è solo lui contro di me o Godin contro Ronaldo: l’essenziale è la compattezza”. Il centravanti, si solito tra i più inclini alle proteste in campo, è anche pronto a scherzare sul Var: “I rigori fischiati sono di più grazie al video, ma sono di meno le proteste”. E giù una risata, in attesa del grande duello.

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