Le minacce dell’Isis ai Mondiali? Mai fatte dal Califfo

Le minacce dell’Isis ai Mondiali? Mai fatte dal Califfo

19/06/2018 0 Di redazione

Sigle pro-Is molto attive nelle ultime 24 ore. I simpatizzanti continuano ad attenzionare principalmente i Mondiali di Russia. Ad oggi il gruppo ufficiale Isis non ha mai menzionato nella sua letteratura pubblica (ne esiste una parallela privata) i campionati del mondo, anche se la natura multinazionale dell’evento lo rende un bersaglio simbolico ed unanimemente accettabile per i terroristi.

Minacce ed un maggiore coinvolgimento dei simpatizzanti non sono affatto sorprendenti, basti pensare alle olimpiadi di Rio del 2016. Per attirare i simpatizzanti due anni fa la propaganda pro-Is venne diffusa sui social media tradotta per la prima volta in portoghese. Medesima strategia adottata per altri eventi olimpici come Sochi e Pechino. Dalla fine di aprile, le minacce dei simpatizzanti rivolte ai campionati del mondo sono state tradotte in russo.

Secondo la prospettiva jihadista, la finestra temporale utile per compiere un attentato è sempre di ispirazione divina. Il successo non si misura con la forza delle armi o dal numero di soldati schierati, ma si ottiene con la molteplice coesistenza di un certo numero di fattori. I due principali fattori sono la posizione ed il tempo. La determinazione è un segno distintivo dell’esecutore solitario. Parliamo quindi di bidimensionalità dell’operazione solitaria nella sua doppia valenza politica e militare. Vi sono numerose variabili infine, da considerare come la logistica, le opportunità percepite e l’accesso agli obiettivi desiderabili. I terroristi incoraggiano i propri affiliati nel compiere attentati durante date specifiche nel tentativo di dare un’illusione di coordinamento globale, in realtà assolutamente casuali. Gli attentati del venerdì ad esempio possono essere incoraggiati attraverso la retorica radicale dei mullah. Questo è uno dei motivi per cui così tante proteste nei paesi islamici avvengono di venerdì. Nella reinterpretazione teologica, la finestra temporale utile è sempre di ispirazione divina. La propaganda è essenziale per la sopravvivenza dell’Isis sia come gruppo che come idea per coltivare quella profondità strategica digitale. È un meccanismo prezioso con il quale far valere l’acquiescenza nel suo proto-Stato ed un’arma penetrante con cui affermare la propria egemonia terroristica all’estero. Negli anni a venire, servirà come bandiera attorno alla quale i veri credenti del califfato si raduneranno, una volta perduti i territori.

Ad oggi l’Isis non ha mai attenzionato i Mondiali di Russia

E’ il messaggio dell’Isis ad avere l’autorità necessaria per innescare i distaccamenti o consacrare le loro operazioni per attacchi pianificati e su larga scala.

I messaggi pro-Is, comunque rivendicati su Amaq, si rivolgono ai soldati del califfato, coloro che sono stati ispirati senza aver mai avuto un contatto diretto con il nucleo centrale dell’organizzazione. La frase “soldato dello Stato islamico” è solitamente scelta da Amaq per identificare “coloro che ricevono la chiamata”, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno coordinato i loro attacchi con l’organizzazione centrale. La frase “soldato dello Stato islamico” è stata utilizzata in almeno sei attentati: Ohio State University, Marsiglia, Bruxelles, Londra, Malmo e quello avvenuto a ridosso del Parlamento inglese. Amaq si riferisce all’Occidente come “paesi della coalizione”, mentre il canale ufficiale Isis uitilizza la frase regno crociato. Ad esempio. Il video postumo diramato da Amaq per l’attacco di Parigi non conferma un ruolo dell’organizzazione terroristica, ma un canale di comunicazione aperto tra Khamzat Azimov ed un Media Operative. La frase utilizzata per consacrare un ruolo attivo o determinante del comando centrale Isis negli attentati è distaccamento di sicurezza o distaccamento operativo. Nelle rivendicazioni sul canale ufficiale dello Stato Islamico dove è presente la frase “distaccamento di sicurezza o distaccamento operativo” vi è sempre in antitesi la parola “crociati o forza crociata”. Il distaccamento è da intendersi sia come organismo dell’organizzazione ribelle con sede fissa che della rete terroristica clandestina dispersa in tutto il globo.

Ad oggi la letteratura ufficiale Isis non ha mai menzionato i mondiali di Russia. In passato, così come al-Qaeda, l’Isis ha menzionato gli stadi come target, ma non ha ancora citato i Mondiali di Russia. Potrebbe farlo a breve? certamente, ma fino ad oggi nessun messaggio è stato diffuso pubblicamente e sui canali noti. Nella peggiore delle ipotesi sulla rete ci sarebbero dei messaggi ufficiali Isis non rilevati o non interpretati. Se così fosse sarebbe cambiato il cifrario che richiederebbe nuove procedure.

L’errore del video di Sochi: i molti nomi dei simpatizzanti

I mondiali sono stati attenzionati soltanto dai simpatizzanti meglio noti come pro-Is, Isis-Linked Group o IslamicState supporter. Così come ripetiamo da mesi le vignette dei simpatizzanti non hanno alcun collegamento con il nucleo centrale Isis ma sono erroneamente elevate a minacce ufficiali ad esclusivo beneficio del terrore.

Ad esempio il video dei droni che attaccano lo stadio di Sochi che tanto clamore ha suscitato. Il video, di qualità molto scarsa, è stato pubblicato l’11 giugno scorso. Lo stesso SITE nella breve descrizione del video non scrive Islamic State, ma digita testualmente “An Islamic State Linked Group” che tradotto significa “un gruppo collegato allo stato islamico”. Si ignora perfino il nome del gruppo ma si presume che possa essere collegato all’Isis, sebbene non vi siano prove del suo coinvolgimento al riguardo.

I comunicati Isis seguono un particolare fuso orario?

L’ultimo comunicato ufficiale Isis rilevato sulla rete risale a cinque ore fa per un’imboscata rivendicata sull’autostrada Baghdad-Kirkuk. Considerando l’orario di copertura nella pubblicazione dei messaggi si nota una certa periodicità. Il responsabile dei comunicati per le operazioni dei distaccamenti Isis nel globo potrebbe vivere con un fuso orario diverso dal nostro.

L’Isis potrebbe aver ordinato attacchi su canali riservati?

Certamente, ma ci si chiede il perché l’Isis dovrebbe rinunciare alle operazioni dei soldati (coloro che sono ispirati senza alcun collegamento con il nucleo centrale) a copertura dei distaccamenti operativi. Oltre alla letteratura convenzionale diffusa sulla rete con istruzioni prevalentemente entry level e dedicata prevalentemente ai terroristi radicalizzati a distanza, ne esiste una parallela. Quest’ultima si rivolge all’élite del movimento e per diffondere informazioni classificate ai distaccamenti. Perché l’Isis avrebbe dovuto rinunciare all’immediata e gratuita cassa di risonanza della rete? L’utilizzo di quest’ultima è da sempre ritenuta essenziale sia per continuare ad attirare reclute che per preservare la lealtà dei seguaci. La leadership jihadista si è sempre basata su un nutrito numero self-starters e fanatici opportunisti che traggono ispirazione prevalentemente dalle guide disponibili sulla rete.

Simpatizzanti molto confusi

Le sigle pro-Is, orfane del messaggio ufficiale Isis durante il Ramadan, sono sembrate molto confuse nelle ultime ore. In assenza delle letteratura pubblica Isis di riferimento, nelle ultime 24 ore i simpatizzanti hanno rivolto le loro attenzioni praticamente su ogni tipo di bersaglio: da Trump ai Mondiali di Russia, dagli USA alla Francia, dall’Arabia Saudita a Putin, dal principe Mohammed bin Salman al Belgio, dall’Iran alla Nike. L’obiettivo dei simpatizzanti pro-Is (ricordiamo consacrati a mujahidin tre anni fa) è chiaro: istigare ed ispirare qualcuno nel compiere un attacco contro uno dei possibili bersagli proposti. Tuttavia il messaggio passato è proprio l’opposto. Più che ispirare i simpatizzanti sembrano invocare disperatamente un qualsiasi tipo di attentato che possa essere inconfutabilmente etichettato come tale anche a fronte dei nuovi Protocolli di Esposizione abilitati in Russia. Una delle tecniche più subdole delle organizzazioni terroristiche è quella di dare un’illusione di coordinamento globale. Tuttavia appare evidente che tali vignette siano opera di soggetti senza alcun tipo di collegamento con il ramo principale.

La finestra temporale dei mondiali garantirebbe una storica e profonda persistenza strategica. Il gruppo celebrerebbe la sua capacità di colpire anche dopo la transizione da organizzazione ribelle con sede fissa a rete terroristica clandestina (questo modello potrebbe non essere più valido), sfruttando la copertura mondiale dei media. Tuttavia l’Isis continua a concentrare risorse sia per rafforzare le roccaforti esistenti in Libia, nella penisola del Sinai in Egitto, in Afghanistan e Yemen sia per tentare nuove ramificazioni nei territori (governati e non) propensi al Jihadismo salafita, dal Caucaso settentrionale all’Asia sudorientale.

Ed al Qaeda si riprende la scena virtuale

Dopo due anni passati in secondo piano a discapito della propaganda Isis, al Qaeda si è ripresa la scena virtuale. Il quarto numero di al-Haqiqa ha colmato le lacune della letteratura Isis, ormai concentrata sulle infografiche di al-Naba ed assente durante il Ramadan. Al-Naba non andrebbe assolutamente confusa con le prime schede diramate dai sostenitori dell’Isis come ad esempio quelle pubblicate da Khattab Media Foundation e Wafa’ Media Foundation. Al-Naba resta un’opera settimanale molto semplice da produrre e diversamente dalla defunta Rumiyah, consta di poche pagine. Al-Haqiqa e Beituki sono due nuovi strumenti di propaganda plasmati sul moderno contesto internazionale e sulle mutate esigenze di al Qaeda. E’ un approccio certamente diverso da quello adottato per Inspire o Rumiya, intesi come veri e propri manuali di guerra. Mutati contesti operativi impongono una diversa letteratura di supporto. L’Isis non ha adattato la sua letteratura di riferimento al contesto, sospendo la produzione delle sue principali opere.

La strategia della Negazione del Ricordo

Ignorare il nome e la storia dei terroristi, mettere in dubbio anche la loro stessa esistenza

Strutturare ogni forma di copertura mediatica per ignorare la storia dei terroristi, soffermandosi soltanto sulla sofferenza delle vittime o sul coraggio di coloro che hanno reagito all’attentatore. Non amplificare mai o legittimare la narrazione dei terroristi. Se non provocano vittime, gli attentati non dovrebbero essere riportati. In ogni caso, anche in presenza di vittime, la copertura mediatica si dovrebbe concentrare solo sull’evento specifico non superando mai le 48 ore di esposizione. In Francia ad esempio, i principali media non pubblichano le foto e le immagini dei terroristi dello Stato islamico per impedire loro qualsiasi tipo di propaganda postuma. La strategia della Negazione del Ricordo è concepita per rendere anonimi gli attentatori nell’esclusivo ricordo delle vittime. I terroristi, per quella che era ritenuta inizialmente (ed erroneamente) una svista, compiono le lo stragi facendo attenzione a portare con se i documenti di riconoscimento o qualsiasi dettaglio che possa far risalire alla loro identità. Si tratta di una strategia dello Stato islamico volta a glorificare i martiri agli occhi dei loro comandanti, sfruttando i media occidentali, così da incoraggiarne altri a compiere le stesse azioni.

Cancellare il vocabolario Isis: da soldato a malato di mente, criminale o ubriaco

Tutti gli attentati dovrebbero essere inquadrati come azioni solitarie non collegate. E’ una strategia specifica che mira a screditare qualsiasi sospetto di terrorismo globale organizzato. La risposta militare dovrebbe essere sempre considerata legittima agli occhi della società. Quest’ultima, essenzialmente, dovrebbe essere formate nel considerare possibile un fenomeno imprevedibile. La consapevolezza conferisce determinazione nel combattere e resistere che in Israele si traduce in voglia di vivere. L’utilizzo prudente della comunicazione e la comprensione costante della situazione, formano il nucleo della risposta psicologica al terrorismo.

Le frasi “soldati dello Stato islamico o del califfato” e “distaccamenti operativi” dovrebbero essere rimosse da ogni forma di comunicazione e sostituita dalle frasi “malati di mente, ubriachi e criminali”. In questo modo l’opinione pubblica percepirà l’attentato come un incidente imprevedibile ma certamente limitato alla sfera umana. Nulla di soprannaturale, ma un’azione di soggetti mentalmente disturbati o criminali. Molti di loro (così come avvenuto per gli episodi avvenuti in Francia ed in Belgio) provengono dal mondo criminale che continua ad intrecciarsi sempre più con l’estremismo. Ecco che allora il concetto stesso di terrorismo assume un nuovo significato: la causa politica o religiosa, diventa soltanto il pretesto per continuare un comportamento illecito.

Eliminare il riferimento religioso

Il linguaggio è strumento di influenza, con forme metriche strutturate per riflettere la visione di una realtà. E’ il linguaggio a definire le azioni accessibili e delegittimare le altre percezioni del mondo. La strategia linguistica dell’Isis si basa sul concetto dogmatico della giustizia divina che giustifica le azioni in vita. E’ l’interpretazione che motiva l’omicidio, inteso come obbligo sacro. Le azioni fisiche sono soltanto il mezzo per raggiungere l’obiettivo spirituale. L’Isis rivendica ogni azione che potrebbe sfruttare a suo vantaggio e che non può essere confutata da una sigla rivale. A differenza dell’Afghanistan dove è attiva anche al Qaeda, in Europa l’Isis rivendica con una certa calma. Tuttavia se si eliminasse il riferimento religioso alle azioni dei terroristi, la sfera della propaganda jihadista verrebbe fortemente ridimensionata. Oggi nel plasmare la visione di una realtà si cercano determinati fattori. Ad esempio. Il soggetto si percepisce immediatamente come terrorista se pronuncia la frase Allah Akbar. Tuttavia tale frase è raramente confermata. Molto di frequente nel prendere contezza di un attentato, ci si imbatte in frasi tipo “l’uomo avrebbe pronunciato Allah Akbar” o “Testimoni hanno riferito che l’uomo avrebbe pronunciato Allah Akbar”. L’uomo diviene terrorista e la frase Allah Akbar lo consacra in base alla nostra percezione come un militante Isis.

Riscrivere la nostra percezione

Se a compiere l’insano gesto fosse stato un malato di mente, un ubriaco o un criminale, ignorando del tutto ogni riferimento di indottrinamento religioso. Annullando il riferimento religioso si colpirebbe direttamente la causa principale e si intaccherebbe la profondità strategica digitale di ogni azione. Azione non più avvenuta per volere divino, ma causata dalla mente deviata di un soggetto. L’Isis si definisce come il ramo puro dell’Islam nella sua forma più vera. La sfera di influenza della strategia del terrorismo è nel campo psicologico.

Nuove regole grammaticali

Nel “Media Operative, You Are a Mujahid, Too”, guida strategica jihadista concepita per fornire gli strumenti essenziali per sfruttare la copertura dei media si legge che “Tutte le parole riferite all’Occidente inteso come nemico dovranno essere scritte sempre in minuscolo in segno di disprezzo poiché non potrebbero stare sullo stesso piano letterale e simbolico delle altre come Allah, Dio o Jihad. I media offrono un modo per intimidire, minacciare obiettivi sensibili civili e militari, così da spingere gli avversari ad agire in modo irrazionale. I messaggi devono essere calibrati per scioccare il pubblico che supporta i militari all’estero”. La strategia dialettica ha un fine ben preciso: inquadrare il conflitto in un’ottica religiosa e politica. La propaganda jihadista va contrastata con le medesime tattiche utilizzate per disprezzare l’Occidente. Ad esempio nel riportare i comunicati su Amaq la frase “Soldato del Califfato ha attaccato una chiesa” diverrebbe “una Chiesa è stata colpita da un soldato del califfato”. Da notare che l’Isis utilizza le parole “soldato o leone”, mai killer o mostro termini per lo utilizzati dagli occidentali. Possono sembrare semplici accorgimenti, ma in realtà sono strumenti che sfidano l’inviolabilità dei loro concetti “puri”. In ogni caso, tutte le rivendicazioni andrebbero oscurate.

La strategia della Negazione del Ricordo è concepita per cancellare la storia dell’esecutore materiale del gesto, plasmare la percezione di un evento (attentato), annullare la profondità strategica digitale, screditare la propaganda jihadista, eliminare ogni tipo di riferimento religioso e relegare ogni azione imprevedibile alla sfera umana.

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