Le birre al bar, le urla “sporco negro”, poi il pestaggio: la sequenza dell’aggressione di Partinico

Le birre al bar, le urla “sporco negro”, poi il pestaggio: la sequenza dell’aggressione di Partinico

30/07/2018 0 Di redazione

Dai carabinieri è rimasto oltre tre ore. E a loro ha raccontato di avere bevuto qualche birra di troppo, ma ha negato di aver aggredito Khalifa Dieng, il ragazzo senegalese picchiato giovedì a Partinico, in provincia di Palermo. G. B., l’operaio 34enne sentito ieri dai carabinieri di Partinico, è stato però denunciato a piede libero per lesioni aggravate dall’odio razziale: grazie agli elementi raccolti dalla vittima del pestaggio e da altri testimoni, infatti, i militari guidati dal comandante Marco Pisano hanno adesso un quadro più chiaro di quanto è accaduto giovedì pomeriggio.

Quel giorno Dieng stava andando a lavorare in bici nell’agriturismo nel quale fa da cameriere. Sulla strada c’è piazza Santa Caterina, nella quale il richiedente asilo è arrivato con un amico. All’improvviso qualcuno ha iniziato a urlargli contro: “Sporco negro, torna al tuo paese”, gli avrebbe gridato l’operaio. Che però dice solo di aver visto “una rissa”, non di avervi partecipato: e qui la ricostruzione si fa incerta, perché non è chiaro cosa sia scattato nella mente di G. B. Un po’ di alcol in corpo, la noia che si trasforma in violenza, l’odio alimentato dalla politica e dai social: di certo Dieng e l’operaio – che era al bar con un amico e dice di aver bevuto con lui una decina di birre – non si erano mai incontrati prima, né il 19enne senegalese ha risposto alle provocazioni. Sta di fatto che in pochi minuti la situazione è degenerata: secondo l’accusa l’uomo è poi passato dalle parole alla violenza fisica, e mentre qualcuno gli urlava “smettila” altri si aggregavano invece al pestaggio con pugni, calci e spintoni.

La xenofobia, però, è solo in senso lato politica. L’operaio denunciato non ha militanze dirette in partiti di estrema destra: in compenso gli investigatori lo conoscono già per altri casi di lesioni e minacce che segnano il suo passato giudiziario. L’epilogo è la fuga: mentre qualcuno urlava a Dieng “scappa” il ragazzo è riuscito a divincolarsi, e a quel punto si è presentato in ospedale con lacerazioni alla bocca e all’orecchio giudicate guaribili in sette giorni.

Dieng, adesso, ha ovviamente paura. Il ragazzo picchiato è provato per tutta la vicenda, dall’aggressione fisica all’attenzione che gli si è improvvisamente riversata addosso, e ieri ha cercato di mantenere una posizione un po’ più defilata: “In questa situazione – racconta Rosario Branco, educatore del centro Sympatheia che ospita Dieng e una ventina di altri richiedenti asilo – è naturale avere paura. Qui lo adorano tutti, ma evidentemente c’è anche a chi dà fastidio che una persona di un altro colore riesca a cavarsela dopo aver superato mille difficoltà”. Oggi Dieng riceverà la visita del sindaco Maurizio De Luca e dell’assessora alle Politiche sociali Rosi Pennino: “In tutto il Paese – dice De Luca – tira una brutta aria. La politica solletica la pancia delle persone: quello di giovedì è un fatto isolato, ma una politica che grida ‘mandiamoli indietro’ alimenta episodi di questo genere”.

Spread the love
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •