Carini, dal capobanda col registratore nascosto: così la madre coraggio ha smascherato la gang delle estorsioni

Carini, dal capobanda col registratore nascosto: così la madre coraggio ha smascherato la gang delle estorsioni

24/07/2018 0 Di redazione

Ha rischiato la vita pur di strappare suo figlio 17enne dai tentacoli della banda di spregiudicati spacciatori che non avevano remore nel minacciare, taglieggiare e picchiare i giovani che non pagavano le dosi di cocaina. Una madre, disperata per la situazione del figlio, ha prima denunciato ai carabinieri cosa stava accadendo nella sua famiglia e poi ha incontrato il capo della gang per smascherare l’organizzazione che da mesi terrorizzava i minorenni con il vizio della cocaina. Un incontro in un bar della zona a cui la madre è andata terrorizzata, ma determinata a chiudere la vicenda. Finazzo è persino gentile e accomodante con lei. Vuole solo rientrare dei suoi soldi. “…quindi per il momento ti do sessanta euro…” propone la madre al capobanda che risponde “va bene signora non si preoccupi…”. La donna puntualizza “…e diminuiamo…ti rimango a dare centooo…centonovantacinque era? …quindi ti devo dare centooo…”. “Centrotrenta” specifica Finazzo.

Le indagini dei carabinieri, coordinate dai sostituti procuratori Enrico Bologna e Dario Scaletta, iniziano nel gennaio del 2017, quando la madre, esasperata dal comportamento del figlio, si è presentata nella caserma dei carabinieri e ha raccontato al comandante della compagnia di Carini i continui furti di gioielli da parte del figlio, la sparizione di due cellulari, di una bicicletta elettrica. Suo figlio aveva accumulato un debito che superava i diecimila euro. Da casa era sparito di tutto: soldi, piccoli elettrodomestici, oggetti in oro, persino le fedi nuziali per fronteggiare un debito che si ingrossava ogni giorno di più.

La mamma non sapeva più come fermare il figlio, come farlo smettere di rubare ogni cosa per pagarsi una dose di cocaina. Ha ammesso che il figlio faceva costantemente uso di droga e ha indicato ai militari le brutte compagnie che il figlio frequentava. Era pronta a tutto pur di salvare suo figlio: persino ad incontrare con un registratore nascosto Matteo Finazzo, il capo della banda finito ieri agli arresti domiciliari, con cui suo figlio aveva un debito di quasi 200 euro. Un incontro che è servito agli inquirenti a svelare il clima di terrore che il gruppo di spacciatori aveva creato fra i giovani, molti dei quali minorenni, di Carini, Cinisi e Terrasini. Ragazzi che cercavano lo sballo del sabato sera con la cocaina, ma che puntualmente finivano nella rete della gang. Voleva incastrare la banda che stava rovinando suo figlio, ma allo stesso tempo cercava di convincere gli spacciatori a non dare più nulla al ragazzo perché non avrebbe potuto pagare la droga. “Tu intanto se mi puoi aiutare a non fargli dare niente…” chiede la madre a Finazzo che la rassicura “a quelli…a Terrasini dove è andato lui per il televisore e cose se ci va…non gli danno niente… Totò non ci da nie’ perché Totò la parola ce l’ha… gli altri non gli danno niente…dove se ne può andare? La può andare solo a Palermo a prenderla…”

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